Ai medici di famiglia tutti i piani assistenziali dei pazienti cronici. L’intesa in Lombardia

Si approssima in Lombardia un'intesa tra Ordini e Regione sulla riforma della presa in carico dei pazienti cronici: la Regione riconosce che i medici di famiglia sono l'interlocutore elettivo di ipertesi, diabetici, asmatici, scompensati ed altri pazienti, in tutto sono 63 le cronicità.

Si approssima in Lombardia un’intesa tra Ordini e Regione sulla riforma della presa in carico dei pazienti cronici: la Regione riconosce che i medici di famiglia sono l’interlocutore elettivo di ipertesi, diabetici, asmatici, scompensati ed altri pazienti, in tutto sono 63 le cronicità; i singoli medici -anche se non hanno scelto di fare i gestori ma solo i co-gestori- saranno coinvolti come “clinical manager” nel redigere il piano assistenziale individuale-Pai che segna la presa in carico di questi pazienti. «Andiamo verso un Creg 2.0», dice Fiorenzo Corti, responsabile comunicazione Fimmg. «Con i Chronic related groups-Creg sperimentammo come medici di famiglia la prima presa in carico dei cronici nei nostri studi, la Regione (con le delibere 5513/2016 e 6164 e 6551/2017 ndr) ci ha chiesto di scegliere se trasformarci in gestori al pari di reparti specializzati di ospedali pubblici e privati e Rsa, redigendo il Pai e poggiando su una coop di servizio per firmare il patto di cura con cui offrire servizi clinico-amministrativi, o in co-gestori redigendo solo il Pai e lasciando il patto di cura a un gestore “terzo” (ospedale o clinica, o eventuale coop di suoi colleghi). Con il nuovo protocollo si afferma che ospedali e Rsa sono sostanzialmente erogatori di prestazioni e non coordinatori delle cure al paziente, compito che spetta sempre al medico di famiglia, gestore o cogestore che sia (il non-gestore in prospettiva non è concepibile)».

Corti sottolinea un passaggio chiave: «La Lombardia si riallinea alla convenzione nazionale che contempla la cura delle cronicità tra i quattro obiettivi per lo sviluppo della medicina generale nei prossimi anni e che affida al solo medico di famiglia l’estensione del Pai». La delibera che uscirà dall’intesa dovrebbe consentire di reclutare anche i Mmg più perplessi, abbattendo i tempi d’attesa e spostando per lo più sul territorio la gestione per oltre 3 milioni di lombardi: 1,3 milioni di pazienti con più patologie, e 1,9 milioni con una sola patologia. In questo tratto, più che con i sindacati, l’Assessore Giulio Gallera ha dialogato con la Federazione degli Ordini lombardi guidata da Gianluigi Spata. E ha accolto le richieste degli Ordini dopo due anni tesi, forieri pure di una contesa al Tar con alcuni sindacati, sulle tre delibere citate che tra l’altro non erano state discusse con gli organi deontologici.

«La Regione ha recepito le perplessità da noi porte sui vincoli alla libertà di scelta dei pazienti (che rischiavano di essere indirizzati alle strutture con cui i gestori hanno un rapporto); sul rischio di disagi per loro nel fruire di esami al di fuori del budget previsto e sulla possibilità che molti ospedali-gestori non fossero in grado di fronteggiare l’afflusso dal territorio», spiega Roberto Carlo Rossi, presidente Omceo Milano e segretario del sindacato Snami. «Nel protocollo, il clinical manager rappresenta un’inversione a U: è il medico di famiglia che redige il piano assistenziale per il suo assistito; è il paziente che sceglie il gestore senza intromissioni; si evitano commistioni tra gestore ed erogatore di prestazioni; il budget da rispettare diventa solo un parametro di raffronto. Dal punto di vista medico-legale, pure da noi sollevato, il rapporto medico-paziente cronico è considerato extracontrattuale, il patto di cura con il gestore nulla ha a che vedere con il rapporto fiduciario. Infine abbiamo ottenuto che su riforme di questo tipo il parere degli ordini sia obbligatorio ancorché non vincolante. Certo, anche non subendo pressioni dal gestore, il paziente da sempre seguito da uno specialista nell’ospedale x che fa tutti gli esami nell’ospedale y vicino casa nel tempo potrebbe avere disagi a tenere due “erogatori”», ammette Rossi. «Ma nessuno entrerà nelle sue scelte». Rossi accenna a un problema informatico che può condizionare il rapporto con gli erogatori: «il massimo del collegamento tra referti ospedalieri e mia scheda assistito è un link, i dati li vorrei riportati nella mia cartella, evitando di inserirli a mano. E il Pai purtroppo – dice Rossi-è redatto con programmi che non dialogano con la scheda assistito».

Corti spiega che caricare gli esami del Pai «è più facile per un medico che si appoggia sulla piattaforma informatica delle coop, il collega co-gestore dovrà appoggiarsi a Lombardia Informatica». Poi aggiunge: «A fine anno potremmo avere 300 mila pazienti arruolati, un database che non ha nessun altro al mondo. E’ una vittoria di tutti noi medici. Come Fimmg avevamo due strade: il ricorso al Tar che ci avrebbe fatto perdere due anni mentre il mondo andava avanti, o dire sì alla nuova sfida. Abbiamo dimostrato con il lavoro che siamo al centro di questo percorso. E ora, grazie all’intesa con lo Snami, siamo l’unica regione ad avere la remunerazione del Pai in un accordo regionale».

fonte:

DOCTOR33

FAND Milano

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