Diabete, quasi il 20% dei malati presenta ipertrigliceridemia nonostante le statine

Da un’analisi risulta che il 20% dei pazienti presenta ipertrigliceridemia residua nonostante l'uso di statine.

All’interno di una coorte di adulti con diabete, il 20% presentava ipertrigliceridemia residua nonostante l’uso di statine e oltre tre quarti di essi ha un rischio a 10 anni moderato/alto di sviluppare la malattia cardiovascolare aterosclerotica, secondo i risultati di un’analisi da poco pubblicata sulla rivista Diabetes Care.

«Nonostante l’uso di statine, quasi il 40% degli adulti statunitensi con diabete ha livelli alti o borderline di trigliceridi e circa il 40% di loro presenta un rischio elevato (≥ 20%) di incorrere in eventi cardiovascolari nei prossimi 10 anni» ha dichiarato il ricercatore principale Nathan Wong, direttore dell’Heart Disease Prevention Program presso l’Università della California, a Irvine. «Questi dati sono importanti poiché identificano un numero considerevole di adulti che, nonostante siano in trattamento con statine, presentano ancora un rischio sostanziale di malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) che può, almeno in parte, essere correlato ai loro livelli non ottimali di trigliceridi».

Wong e colleghi hanno analizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) 2007-2014 – un programma di studi progettato per valutare lo stato sanitario e nutrizionale di adulti e bambini negli Stati Uniti – per valutare il colesterolo totale, il colesterolo HDL, il colesterolo LDL, i trigliceridi e l’uso di statine tra 1448 adulti con diabete (età media, 59,8 anni, 49,4% donne). I ricercatori hanno inoltre calcolato i punteggi di rischio ASCVD a 10 anni.

Trigliceridi alti anche con le statine
Hanno identificato uno stato di ipertrigliceridemia borderline (trigliceridi da 150 a 199 mg/dl) nel 20,1% della coorte e ipertrigliceridemia (trigliceridi 200 mg/dl) nel 22,5% dei soggetti. Il dato complessivo di circa il 40% di pazienti con livelli di trigliceridi almeno borderline risultava inferiore a quello rilevato dall’indagine NHANES del 2009-2010.

In quanti facevano uso di statine, il 20% aveva ipertrigliceridemia borderline e il 19,5% presentava ipertrigliceridemia, in confronto rispettivamente al 20,1% e al 25,3% di coloro che non usavano le statine (p<0,0001 per entrambi).

Tra i non utilizzatori di statine, l’ipertrigliceridemia era presente nel 32,2% di quelli di etnia ispanica, il 25,8% di quelli di etnia bianca non ispanica, il 14,4% di quelli di etnia nera non ispanica e il 26% di quelli di altre etnie (p< 0,01 per tutti). I ricercatori hanno osservato che le differenze tra le etnie non hanno raggiunto un significato statistico negli utilizzatori di statine.

Tra quanti avevano ipertrigliceridemia nonostante l’uso di statine, il 28,6% presentava livelli di colesterolo LDL di 160 mg/dl o più elevati, il 15,9% tra 130 e 159 mg/dl, il 22% tra 100 e 129 mg/dl, il 15,4% tra 70 e 99 mg/dl e il 16,7% presentava colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl (p=0,0386 per tutti).

Invece tra i soggetti con ipertrigliceridemia che non usano statine, il 39% aveva colesterolo LDL di 160 mg/dl o più, il 31,4% tra 130 e 159 mg/dl, il 9,2% tra 100 e 129 mg/dl, il 23,2% tra 70 e 99 mg/dl e l’11,5% presentava colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl (p<0,0001 per tutti).

Tra i partecipanti con ipertrigliceridemia, è stato calcolato un punteggio di rischio per la malattia cardiovascolare aterosclerotica di almeno il 7,5% per il 77,5% dei partecipanti che non utilizzavano statine, rispetto all’85,5% di quelli che ne facevano uso.

Le probabilità di avere un livello di trigliceridi di almeno 150 mg/dl erano maggiori per le donne rispetto agli uomini (OR=1,88). Inoltre, rispetto ai soggetti di etnia bianca non ispanica, le probabilità di livelli di trigliceridi di almeno 150 mg/dl erano inferiori per quelli di etnia nera non ispanica (OR=0,34). I ricercatori hanno anche osservato che per ogni aumento della deviazione standard del colesterolo HDL, le probabilità di ipertrigliceridemia borderline sono state ridotte del 55% (OR=0,45).

«I nostri risultati hanno importanti implicazioni per la necessità di nuove terapie oltre alle statine per aiutare a risolvere questo rischio residuo di malattia cardiovascolare aterosclerotica», ha detto Wong.

«L’ipertrigliceridemia residua si verifica in un quinto (circa 5,5 milioni) di adulti statunitensi con diabete, compresi quelli in terapia con statine e colesterolo LDL sotto controllo» hanno concluso gli autori. «Oltre tre quarti degli adulti con diabete e ipertrigliceridemia hanno un rischio a 10 anni moderato/alto per la malattia cardiovascolare aterosclerotica. Sono necessari maggiori sforzi per promuovere il corretto stile di vita e i mezzi farmacologici per affrontare l’ipertrigliceridemia residua».

Bibliografia

Fan W et al. Residual Hypertriglyceridemia and Estimated Atherosclerotic Cardiovascular Disease Risk by Statin Use in U.S. Adults With Diabetes: National Health and Nutrition Examination Survey 2007-2014. Diabetes Care. 2019 Oct 1. 

Davide Cavaleri

fonte: Pharmastar

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