L’ottimismo fa bene alla salute del cuore e allunga la vita

Lo stato dell’umore è uno dei fattori di rischio modificabili per eventi cardiovascolari, come l’infarto, oltre che per la mortalità per tutte le cause.

L’ottimismo allunga la vita. Per usare un linguaggio più tecnico si può dire che lo stato dell’umore è uno dei fattori di rischio modificabili per eventi cardiovascolari, come l’infarto, oltre che per la mortalità per tutte le cause. Lo dimostra una ricerca condotta nel dipartimento di Cardiologia del Mount Sinai St. Luke’s Hospital di New York (Usa) e pubblicata su JAMA NetworK Open.

Lo studio

Si tratta di una metanalisi e revisione sistematica di tutti gli studi di coorte che indagano l’associazione tra ottimismo e pessimismo ed eventi cardiovascolari e/o mortalità per tutte le cause, selezionati attraverso i principali motori di ricerca medici (PubMed, Scopus e PsycINFO).

La ricerca ha inviduato 15 studi con un totale di 229.391 partecipanti. Il periodo di follow-up medio è stato di 13,8 anni. Con l’analisi aggregata dei dati l’ottimismo è risultato significativamente associato a un ridotto rischio di eventi cardiovascolari (rischio relativo 0,65; IC 95%, 0,51-0,78; P <0,001). Inoltre, l’ottimismo è risultato significativamente associato a un minor rischio di mortalità per tutte le cause (rischio relativo 0,86; IC 95%, 0,80-0,92; P <0,001). Un risultato confermato anche dopo l’aggiustamento statistico per possibili fattori confondenti.

Gli autori concludono che: “I risultati di questo studio suggeriscono che l’ottimismo è associato a un minor rischio di eventi cardiovascolari e mortalità per tutte le cause. Gli studi futuri dovrebbero cercare di definire meglio i meccanismi bio-comportamentali alla base di questa associazione e valutare il potenziale beneficio degli interventi per promuovere l’ottimismo o ridurre il pessimismo.”

Il pessimismo è associabile alle malattie cardiache

Una conferma del ruolo che le condizioni psicologiche possono avere nella salute del cuore viene da una comunicazione presentata a Filadelfia, a metà novembre, nel corso dell’American Heart Association’s Scientific Sessions 2019.

In questo caso i ricercatori hanno valutato la possibile connessione tra depressione e malattie cardiache non fatali, come insufficienza cardiaca, malattia coronarica, angina, infarto o ictus negli adulti statunitensi di età pari o superiore a 20 anni.

Utilizzando questionari sulla depressione compilati nei National Health and Nutrition Examination Surveys (NHANES), sono stati identificati più di 11.000 soggetti con diagnosi di depressione. Di questi, circa 1.200 hanno avuto una diagnosi di malattia cardiaca o ictus.

L’analisi quantitativa ha rivelato un aumento del 24% delle probabilità di sviluppare una malattia cardiaca per ogni livello superiore di depressione, in una scala con i seguenti gradi: lieve, moderata, moderatamente grave o grave.

Gli autori precisano che occorrono ulteriori studi per chiarire se sia la depressione a provocare i problemi cardiaci e le malattie cardiovascolari a causare depressione.

In ogni caso, spiega Yosef M. Khan direttore dell’Health Informatics and Analytics dell’American Heart Association. “Comprendendo meglio la relazione tra depressione e patologie cardiache possiamo creare politiche sanitarie e strategie cliniche per affrontare le due condizioni insieme, migliorando la qualità di vita dei pazienti e riducendo il rischio cardiovascolare.”

Fonte: medicopaziente.it

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